Aiutiamo Joel

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Joel è un bambino di sette anni, vive in Haiti in un piccolo agglomerato di capanne di fango, troppo piccolo perché possa avere un nome, vicino al villaggio di Gros-vaud dove – come associazione “una scuola per Haiti ONLUS” – stiamo costruendo una scuola. (continua a leggere)

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Haiti, il paese più povero del Sud America, uno dei paesi più poveri del mondo, è stato colpito il 12 Gennaio del 2010 da un sisma catastrofico che ha provocato centinaia di migliaia di morti; a questa distruzione si è aggiunta, ora, una epidemia di colera che porterà ancora migliaia di lutti ed aumenterà la disperazione di un popolo stremato.

La nostra associazione si propone di aiutare la popolazione haitiana a ritrovare la forza, le energie e la speranza per ricostruire il proprio destino.

Nella tradizione voudou di Haiti, si crede che le anime dei recenti morti cadano nei fiumi e nelle correnti e rimangano sott’acqua per un anno e un giorno. Poi attirati dalle preghiere dei riti e dalle canzoni, le anime emergono dall’acqua e lo spirito rinasce. Questi spiriti reincarnati vanno ad occupare gli alberi e se senti attentamente puoi sentire i loro silenziosi bisbigli anche nel vento. Gli spiriti si librano anche al di sopra delle montagne o nelle grotte, dove arriva l’eco delle voci familiari quando li chiamiamo per nome. La commemorazione dell’anno e un giorno è vista, nelle famiglie che ci credono e la praticano, come un obbligo tremendo, un obbligo da onorare perché assicura una continuità trascendentale che a noi Haitiani, non importa dove viviamo, ci mantiene collegati ai nostri antenati per generazioni. Con questa interpretazione della morte, una delle tante in Haiti, più di 200.000 anime sono andate anba dlo – sott’acqua – dopo il terremoto lo scorso 12 gennaio. Tuttavia i loro corpi sono ovunque. Molti non sono neanche stati rimossi dalle macerie delle loro case, scuole, uffici, chiese o dalle loro belle botteghe. Molti sono stati portati via dai soccorritori e buttati nelle fosse comuni. Molti sono stati bruciati per paura che potessero infettare i vivi. …

          In questo anno dopo il terremoto, Haiti ha perso qualcosa come 3.500 persone per il colera, un epidemia che si trasmette attraverso l’acqua. L’epidemia potrebbe prendere molte più vite del terremoto stesso. E il contagio del colera prosegue anche dopo la morte. Le persone non possono neanche toccare un loro caro morto di colera. Nessun rituale in acqua, nessuna ultima vestizione del corpo. Sono solo messi in fosse comuni. Nelle tradizioni e nella realtà del colera, l’acqua, un fragile velo tra la vita e la morte per così tanti Haitiani, è diventato un veleno molto temuto.

          … Un anno fa, guardando continuamente alla televisione Americana gli edifici distrutti e i corpi schiacciati, ho pensato che stavo assistendo al momento più buio della storia del paese dove sono nata e dove la mia famiglia continua a vivere. Poi ho sentito un sopravvissuto dire alla radio e alle tv che durante il terremoto era come se la terra fosse diventata liquida, come acqua. E’ da quel momento che ho iniziato ad immaginare loro, migliaia e migliaia di anime che scivolano nel paese dei fiumi e delle correnti per poi aspettare il loro anno e un giorno prima di riemergere e reclamare il loro posto tra noi. E subito ero speranzosa. La mia speranza non viene solo dalla possibilità della loro e nostra comune rinascita, ma dal giorno extra che chiude quello che è certamente stato un anno terribile. Quel giorno extra non garantisce nulla, solo ci conduce nell’anno seguente, e in quello successivo, e in quello dopo ancora …….

Edwige Dandicat

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Grazie per ciò che ciascuno di voi potrà fare per aiutarci
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