Speranza

Speranza

Ganthier 16 luglio 2010

Quando – ci racconta Esiodo – Pandora, dietro le trame di Zeus, aprì la giara e sparse per il mondo tutti i mali, per ultima si diffuse la Speranza e mai, come in questo momento della mia vita, così tante volte mi sono ripetuto le parole di Paulo Coelho “Mai nessuna notte è tanto lunga da non permettere al sole di sorgere”.

Per loro, i bambini di Gros veau, Bois blanc, di Gros balance, tragicamente, neanche la Speranza rappresenta un appiglio, quel primo scalino per cominciare una salita che, anche se improbabile, potrebbe rappresentare un brandello di luce.

Noi abbiamo le energie, le conoscenze, la cattiveria, l’allenamento a cadere ed a risorgere; noi siamo stati allevati, svezzati, cresciuti con la consapevolezza dei nostri mezzi; siamo quasi cromosomicamente consci che sta a ciascuno di noi, alla volontà, all’abnegazione, alla passione di ciascuno di noi la costruzione del percorso attraverso il mare magno della nostra esistenza.

Noi siamo gli “occidentali”, i “tecnologicamente evoluti”, i “belli”.

Per un qualche imperscrutabile “caso”, noi siamo nati dalla parte “giusta” mentre loro, i miei bambini, per un altrettanto imperscrutabile caso, sono nati dall’altra parte, quella “sbagliata”.

Loro sono i “sottosviluppati”, quelli che imparano presto a tendere la mano, i “brutti”, quelli che non sanno come fare a uscire dal fango, dall’indigenza, dalla violenza.

Non lo sanno perché a noi, i belli, non interessa nulla insegnarglielo, perché nelle loro scuole (per chi può arrivarci) si insegnano solo frasi fatte o a sopportare stoicamente per guadagnarsi la via della salvezza eterna.

Anche quando andiamo ad aiutare preferiamo la rapidità della distribuzione dei kit alla fatica ed alla lentezza dell’insegnare pazientemente. Questo uccide la Speranza, la speranza di essere capaci di fare e di non dover attendere l’elemosina, la speranza di trovare in sè l’orgoglio di forgiare quanto serve a creare una vita differente, la speranza di scoprire la consapevolezza delle proprie possibilità.

Il futuro di Haiti è li, davanti a me, occhi grandi, sgranati, cuccioli che fai divertire sedendoti tra loro ed inventando piccoli giochi con le mani, gli stessi giochi che inventavi per i tuoi figli; cuccioli per i quali ti accorgi che puoi solo levare una muta preghiera al Grande Architetto Dell’Universo perché, almeno la Speranza, torni in quei villaggi.

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